La Compagnia Alfaprosa con la regia di Augusto Grilli presenta "L'Avaro" di Molière.
Nella casa di Arpagone, nome che caratterizza nella sua etimologia la rapacità del tipo, oltre ai suoi due
figli Cleante ed Elisa troviamo il giovane Valerio, innamorato di Elisa, che si fa assumere da Arpagone
come maggiordomo per vivere vicino a lei. Cleante è invece innamorato di Marianna, una fanciulla
dabbene ma ridotta in povertà. Il vecchio Arpagone vorrebbe assegnare Elisa all'anziano signor Anselmo,
che accetterebbe di sposarla senza dote, e destinare al figlio una ricca vedova. Egli stesso ha gettato gli
occhi sull'ingenua grazia di Marianna, e intriga per ottenere il consenso della giovinetta e della madre di
lei. Lo pseudo-maggiordomo Valerio finge di dar ragione anche in questo ad Arpagone, mentre Cleante
cerca in tutti i modi di procurarsi una forte somma per rendersi indipendente dal padre, ma quando
Cleante sta per concludere un prestito egli scopre che l'usuraio è suo padre, mentre Arpagone riconosce
nello sventurato il suo stesso figlio! Messo sull'avviso dal paradossale incidente, teme per una certa
cassetta contenente diecimila scudi d'oro che egli ha sotterrata nel suo giardino. Invita tuttavia a pranzo
Marianna e la madre, mostrandosi comicamente imbarazzato tra il desiderio di far bella figura e la sua
invincibile avarizia. In tale occasione egli scopre dapprima che suo figlio ama Marianna e non ha nessuna
intenzione di ritirarsi davanti a lui, perché è riamato dalla fanciulla; viene a conoscere subito dopo il furto
della sua preziosa cassetta (che il Freccia è riuscito a trovare e ha sottratto per amor del padroncino) e
infine, mentre egli fuor di sé sospetta e accusa il maggiordomo Valerio, il finto servo gli rivela che,
amando sua figlia, si è legato a lei con una mutua promessa di matrimonio, ed è assolutamente sicuro del
cuore della giovinetta. Arpagone, come ammattito, provoca l'intervento della giustizia, accusa
successivamente tutti e vuol far causa a tutti, minacciando torture e galera. Ma sopraggiunge il signor
Anselmo: nel corso dell'intricata baruffa si viene a scoprire che costui è il padre di Valerio e di Marianna, i
quali son dunque fratelli, essendo stata la loro famiglia separata e dispersa molti anni prima da strani
colpi di fortuna che avevano persuaso reciprocamente gli uni della morte degli altri... Cleante sposerà
dunque Marianna, che si ritrova ricca ereditiera; Elisa andrà a nozze col suo Valerio; e Arpagone, calmato
dal ritrovamento della cassetta che gli viene riportata dal Freccia, finisce per dare il suo consenso: tanto
più che il ricco Anselmo gli promette di incaricarsi di tutte le spese del duplice matrimonio.
Grande commedia, in cui la figura dell'avaro, derivando qualcosa da quella dell'Aulularia di Plauto,
la supera in profondità, con un'amarezza nell'indagine della passione devastatrice, che spiega la
scarsa fortuna dell'opera al suo tempo. L'amore non fa meno coerente il personaggio, perché anche
qui non cede la sua avarizia, e la rivalità del figlio lo colpisce come un'offesa al suo diritto di padre
e di padrone. Contro questo diritto, contro la pretesa dei padri di impedire il godimento della vita
ai figli, Molière insorge con forza: così si inducono i giovani ad augurare la morte ai vecchi! La
comicità è copiosa, vive tutte le persone, ma l'avaro le offusca un poco tutte.
Scene e costumi della Compagnia Alfaprosa
Regia di Augusto Grilli
Intero 16,00€
Ridotto 12,00€ (ragazzi<12 anni - adulti>65 anni)