Il Folclore nella musica coltaIl Folclore nella musica colta

Il Folclore nella musica colta
Il Folclore nella musica colta
Categoria: 
Musica classica
Quando: 
Sabato, 10. Giugno 2017 - 21:00
Prezzo intero: 
10 €
Prezzo ridotto: 
8 €

IL CONCERTO SI TIENE PRESSO LO CHALET ALLEMAND

IL FOLCLORE NELLA MUSICA COLTA

Alessandra Rosso – Stefano Pellegrino

 

La musica sì è sempre diffusa ed è presente in tutti .gli strati sociali della popolazione: certo la "musica colta", che esige un'innata predisposizione, che utilizza strumenti sovente complessi e costosi, che impone anni dì studio, è tale proprio perché si è sviluppata all'interno delle classi prima aristocratiche e poi borghesi. Ma a fianco di questa musica sono sempre esistiti ed esistono numerosi generi tipici degli altri ceti sociali. Uno di questi può essere complessivamente definito "musica popolare e sociale" in quanto comprende quella musica nata spontaneamente nelle classi, non dominanti di una nazione; una musica sovente prodotta da autori anonimi proprio perchè non ha alcun scopo commerciale, non è cioè scritta per essere venduta e si esaurisce in quel villaggio e in quell 'ambiente dove è nata. E' quindi una musica che viene usata nelle feste del luogo e nelle più significative occasioni della vita: la nascita, il fidanzamento, il matrimonio, il lavoro, i funerali ...

Naturalmente questa musica è sempre esistita, ma non ci è stata sempre conservata, poiché chi l'ha creata, e praticata non si e mai preoccupato di scriverla su un pentagramma. In un villaggio o in una regione in cui si hanno usanze e tradizioni uguali ciò infatti non è necessario e i più giovani imparano canzoni e danze dai più anziani e a loro volta le insegnano ai loro figli: in altre parole è sufficiente quella che si chiama trasmissione orale.

Solo alla fine del Settecento i musicisti colti e gli studiosi incominciarono a interessarsi seriamente dì questo fenomeno, poiché capirono che la musica, per quanto assai semplice e sovente addirittura rozza, era pur sempre importante per definire il carattere dì una cultura nazionale e cosi, per evitare che quelle testimonianze musicali andassero perdute e per poterle studiare meglio, confrontandole e classificandole, molti musicisti, si misero a girare le campagne ed a raccogliere canti e danze popolari trascrivendoli sul pentagramma. Nell'Ottocento i musicisti e gli studiosi che avevano cominciato a raccogliere questi canti e queste danze della loro regione cercarono presto di "nobilitare" quanto

avevano trovato inserendo le melodie popolari nelle loro composizioni "dotte" come Sinfonie, Concerti, Sonate, Poemi sinfonici... Bisogna infatti tenere presente che spesso i canti e le danze popolari di una data regione non sempre seguivano e seguono quelle regole tipiche della musica tonale: ed avevano così caratteristiche che non sempre si accordavano con quello che sì studiava nei Conservatori. 1 musicisti dell'Ottocento cercarono pertanto di correggere e di adattare questa melodie creando composizioni assai belle, come le Rapsodie Ungheresi di Liszt e le Danze Slave di Dvorak, ma nelle quali l'originale carattere popolare andava in gran parte perduto. I canti e le danze popolari divenivano simili alla musica, "colta": era come se un contadino fosse stato obbligato a danzare non con il suo costume tradizionale, ma con il frac. Solo agli inizi del Novecento si capì che privare queste melodie popolari delle loro caratteristiche toglieva alle stesse il loro pregio migliore: si comprese cioè che quelle

caratteristiche non erano "errori", ma genuine espressioni di un dato ambiente musicale. Ciò cominciò ad essere tenacemente sostenuto soprattutto da musicisti slavi, come il cecoslovacco Leos Janàcek e l'ungherese Bela Bartòk che non solo vollero trascrivere fedelmente le melodie che riuscivano a farsi cantare e suonare nei vari villaggi visitati, ma usarono proprio quelle caratteristiche "irregolari" per scrivere anche i loro lavori. In altre parole quelle stesse caratteristiche in precedenza eliminate dai musicisti dell'Ottocento, servirono ora per rinnovare il linguaggio della musica colta.

TICKET OFFICE

La Biglietteria aperta da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 presso Cirko Vertigo (Via Tiziano Lanza, 31 a Grugliasco) e la sera dello spettacolo a partire dalle 19.30. E’ consigliata la prenotazione ai numeri 011.0714488 oppure 327.7423350. E’ necessario ritirare i biglietti riservati entro le 20.30 delle sere di spettacolo. Successivamente, in caso di grande affluenza, saranno rimessi in vendita. Per questa data i biglietti non sono numerati. Biglietti in vendita sul circuito Vivaticket.it .